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Il gioco è una cosa seria! (Parte 4)

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Ed eccoci infine all’ultimo appuntamento. Proprio come recita il titolo di questo articolo, il gioco va preso seriamente, e come tale necessità di regole chiare e comuni a tutti i partecipanti. Vediamole insieme!
le Regole del Gioco:

  • divertirsi
  • essere teatrali: assumere posture e compiere movimenti esagerati
  • controllare i propri movimenti (morsi e graffi): non nuocere e non ferire! Altrimenti il gioco si interrompe
  • fare acrobazie (non solo quindi movimenti esagerati ma anche eccessivi)
  • utilizzare un segnale d’inizio (posture d’invito) e adottare espressioni del viso coerenti (rilassato)
  • comunicare la fine del gioco che generalmente viene decretata quando si diventa nuovamente seri, si è stanchi, ci si allontana o talvolta ahimè si prova un dolore

Non va mai perso di vista neanche l’obiettivo, che trattandosi di gioco è pervaso da un sentimento positivo e dalla forte gratificazione. Vediamo insieme anche quali sono le finalità che si pone il gioco:

  • compiere esercizio fisico e con esso si accompagna anche la liberazione di endorfine, quelle molecole che garantiscono un forte appagamento
  • stimolazione mentale: allenare le proprie capacità cognitive, promuovere una plasticità al cambiamento, aiutare nella costruzione di un equilibrio emotivo
  • conoscenza ed esperienza sia soggettiva che di specie (che permette il raggiungimento di una “identità di specie”)
  • scambio e condivisione sociale ossia la capacità di mettersi in relazione in modo corretto
  • autogratificante e automotivante
  • terapeutico, perché talvolta è necessaria la prescrizione di alcune attività, mirate e guidate, da parte di un professionista esperto per affrontare problematiche più gravi.

Buon divertimento!

di Elena Borrione
(26/04/2017)

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Il gioco è una cosa seria! (Parte 3)

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Parlando di giochi si possono vedere un po’ più da vicino alcuni aspetti che fanno sia che un’attività ludica sia diversa dalle altre.

Innanzitutto c’è la possibilità di giocare utilizzando degli oggetti. Il mercato ne offre una tale varietà che sarebbe impossibile valutarli tutti. La cosa importante, quando scegliamo un oggetto con il quale fare giocare il nostro animale (cane, gatto, coniglio che sia), è procurarne uno che non sia dannoso: ad esempio non si distrugga facilmente così da poter essere ingoiato oppure possa causare danni da soffocamento (i gatti adorano le buste di plastica ma mai lasciarli senza la vostra supervisione!). Secondo aspetto non trascurabile è che questo oggetto sia considerato “divertente” dal nostro beniamino.

I giochi che prevedono l’utilizzo di oggetti rispondono solitamente ad un criterio di ripetizione. I giochi che coinvolgono un partner (quindi anche il proprietario) mostrano meno ripetizione ma si devono sempre adeguare al parametro del “non serio”. Ricordiamoci che, quando durante il gioco compaiono componenti emotive avverse, il gioco termina!

I giochi possono essere anche individuali e sono quelli che il cane o il gatto svolgono in autonomia e sono solitamente giochi di esplorazione, di ricerca, di cattura o se vogliamo a più grandi linee di imitazione del comportamento predatorio oppure possono essere giochi psicomotori. I giochi sociali, per essere tali, necessitano invece della presenza di almeno un coattore. Facciamo attenzione però, perché laddove, soprattutto parlando di gatti, c’è una predazione di un altro animale, si può entrare nella categoria dei giochi individuali, ciò che conta sono il contesto e il ruolo che viene lasciato al partner. Una notevole importanza nei contesti sociali la riveste il cambio continuo di ruolo e di espressione: l’alternanza del ruolo assertivo piuttosto che remissivo, oppure quello finto “aggressivo” piuttosto che “finito impaurito”. L’alternanza impedisce al gioco di diventare qualcosa di veramente serio.

Possiamo distinguere ulteriormente le attività ludiche in individuali, sociali collaborative e sociali competitive. Tra quelle ludiche individuali possiamo includere tutte quelle attività che vengono svolte in autonomia. Le attività collaborative sono quelle che si pongono il raggiungimento di un obiettivo comune e per farlo è necessario un lavoro di squadra, di cooperazione. Le attività competitive sono quelle che ci vedono l’uno contro l’altro. Il gioco può infine essere spontaneo o guidato. Nelle sessioni di gioco c’è un altro fattore di cui bisogna tenere conto ed è la durata. Nel gioco individuale e spontaneo, se non c’è l’intervento da parte del proprietario che ad un certo punto trasforma l’attività in una di tipo sociale, generalmente c’è una autoregolazione da parte del cane e del gatto. Le attività ludiche che includono la nostra presenza non dovrebbero mai essere troppo lunghe in modo tale che nel momento in cui si decide di interrompere il gioco, la motivazione per lo stesso sia ancora alta. Questo garantisce che anche lo stato d’animo ad esso collegato sia estremamente positivo.

Chiudere una sessione di gioco con un’emozione positiva da parte di un cane o di un gatto ne aumenta il livello di gratificazione. Talvolta si verificano dei turbamenti nei comportamenti di gioco e si possono registrare: giochi aumentati, sia di frequenza che di intensità, giochi diminuiti o assenti oppure infine giochi perturbati, ossia non organizzati e strutturati correttamente. Qualora si verificasse la presenza di alcune alterazioni legate al momento del gioco, il consiglio è quello di rivolgersi ad un veterinario esperto in comportamento animale perché potrebbe essere il campanello di allarme per problematiche che interessano la sfera relazionale.

[… prosegue nei prossimi giorni …]

di Elena Borrione
(18/04/2017)

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Il gioco è una cosa seria! (Parte 2)

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Parlando di giochi possiamo distinguere due grandi categorie: il gioco sociale e il gioco individuale.

Il gioco sociale può essere sia intraspecifico (con soggetti appartenenti alla stessa specie) che interspecifico (con soggetti appartenenti a specie differenti, quindi anche l’uomo!). Durante i giochi sociali, le relazioni tra i cuccioli iniziano a formarsi e si mantengono nel tempo, i comportamenti agonistici messi in atto vengono strutturati progressivamente e provocano a loro volta risposte reciproche che moduleranno le ulteriori interazioni tra i soggetti coinvolti.
Questo tipo di gioco nel cucciolo riveste una grandissima importanza, perché permette l’acquisizione così detto “morso inibito” ossia la capacità da parte del cucciolo di controllare la pressione esercitata dalle proprie mandibole. Questo tipo di apprendimento è frutto dell’interazione con gli altri soggetti della cucciolata che ad un morso troppo forte ritraendosi, vocalizzando o reagendo a loro volta. Non va mai dimenticata una delle regole fondamentali del gioco, sia che si tratti di cuccioli che di animali adulti: il dolore segna la fine dell’attività ludica! Ci sono altri vantaggi che si celano tra le attività ludiche di carattere sociale: il gioco con i conspecifici aiuta a creare una consapevolezza di appartenenza ad una specie e a portare allo sviluppo di strategie adattative utili in futuro ad esempio per evitare pericolosi conflitti. Il gioco sociale nei cuccioli si sarebbe sviluppato per portare un ulteriore vantaggio: la sopravvivenza dei piccoli. Il fatto che i cuccioli rimangano insieme ai loro fratelli spinti da un’attività ludica permetterebbe loro di rimanere insieme all’interno di un’area ben definita, come se fossero chiusi all’interno di un recinto invisibile e questo li salvaguarderebbe da possibili pericoli esterni.

Nel gatto il passaggio da un gioco prevalentemente sociale ad un gioco con oggetti avverrebbe intorno alla settima settimana di vita, dopo la sedicesima settimana la frequenza del gioco sociale o di quello con oggetti dipenderanno molto dalle caratteristiche individuali del gatto e dall’ambiente che lo circonda.

Non dimentichiamo mai infine che il gioco non è importante solo per i cuccioli ma anche per gli adulti: un cane mediamente trascorre fino al 25-30% del suo tempo giornaliero impegnato in attività ludiche!

[… prosegue nei prossimi giorni …]

di Elena Borrione
(10/04/2017)

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