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Il gioco è una cosa seria! (Parte 1)

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Nonostante il titolo se parliamo di gioco vengono alla mente due parole ad esso collegate: scherzo, da iocus, e divertimento, da ludus.

Il gioco è un’attività edonista ossia un’attività che genera piacere a chi la mette in atto. Il gioco si compone di una sequenza specifica di movimenti: alcuni di essi sono ripetuti, altri esagerati altri ancora risultano incompleti ed infine questi stessi movimenti possono essere riorganizzati. Nel gioco ritroviamo comportamenti e atteggiamenti che si trovano in altri comportamenti funzionali ad esempio la caccia e l’aggressione, ma tutto è mescolato e nessuna sequenza nello specifico raggiunge il suo obiettivo, ossia l’uccisione della preda o la lotta con il rivale.

Durante il gioco non ci sono componenti emotive avverse: quando e se si registrano comportamenti seri e contraddittori, il gioco termina! Le attività ludiche ritornano costanti ed accomunano i diversi animali, sia quelli domestici che quelli selvatici. Negli animali giovani il gioco impegna la maggior parte del tempo attivo. Durante il progredire delle fasi di sviluppo la tendenza a dedicarsi ad attività ludiche tende a di diminuire fino anche a scomparire. La domesticazione ha permesso che si mantenessero caratteristiche giovanili anche da adulti pertanto questa diminuzione è meno evidente nei nostri animali domestici rispetto alle specie selvatiche.
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Nel cane e nel gatto dalla terza settimana di età inizia un gioco caratterizzato da interazioni casuali tra fratelli della cucciolata e con la madre. Man mano che lo sviluppo procederà e con esso l’acquisizione della coordinazione, compariranno dei moduli motori più precisi quali ad esempio l’invito al gioco. Nel cane una delle manifestazioni più frequenti di invito al gioco è rappresentato dall’inchino, la tipica postura caratterizzata dal mostrare il posteriore sollevato e la parte anteriore del corpo a terra. Nel gatto ad esempio questo invito può essere effettuato sdraiandosi sul dorso e mostrando il ventre. Bisogna però fare attenzione questa non è solo una postura adottata dai gatti in contesti giocosi, con accenti differenti la si trova anche in altre situazioni, come in caso di aggressioni da difesa. Sebbene queste siano posture più tipiche e caratteristiche, è bene ricordare che tutti i comportamenti di approccio amichevole possono essere visualizzati per invitare al gioco, ad esempio la spallata da parte di un cane di razza molossoide oppure la zampa alzata da parte di un gatto.

In genere l’approccio giocoso è caratterizzato dall’essere esagerato e solitamente anche le iniziative di gioco che prendiamo noi padroni mostrano questo aspetto, viene naturale anche per noi! Così facendo si sottolinea l’inizio di un’interazione del tutto particolare, che si colloca in un contesto a parte rispetto a tutte le altre interazioni sociali.

[… prosegue nei prossimi giorni …]

di Elena Borrione
(04/04/2017)

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Wiki Medicina Olistica

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Tra le alternative terapeutiche che si offrono nella cura delle problematiche psicosomatiche dei nostri animali, un ruolo interessante lo svolgono le medicine definite non convenzionali.

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Tra le medicine non convenzionali si includono approcci terapeutici dalle radici antichissime ma ancora attualissimi. Parlando di medicine non convenzionali, una delle prime che viene in mente, anche a coloro i quali non sono particolarmente interessati alla materia, è sicuramente l’omeopatia. L’Omeopatia è quella medicina che vede l’impiego di sostanze di diversa origine (piante, minerali e animali) preparate in modo tale da trovarsi all’interno dei farmaci ad alte diluizioni. La parola omeopatia unisce insieme la parola greca homos (simile) e pathos (sofferenza) e fu proposta dal medico tedesco Samuel Hahnemann, che due secoli orsono si dedicò allo studio e alla sua applicazione. Secondo Hahnemann uno dei principi fondamentali è quello per cui ‘il simile cura il simile‘ ossia aiutando l’organismo a seguire i propri meccanismi riequilibrativi, caratteristici per ogni malattia e per ogni paziente, si riesce a debellare la patologia stessa.

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Nelle medicine alternative possono trovare collocazione anche la fitoterapia e la floriterapia. La Fitoterapia è quella branca della medicina che vede l’impiego di differenti parti di origine vegetale appositamente trattate, in modo da ottenere degli estratti, per essere poi utilizzati a scopo curativo. La Floriterapia vede l’utilizzo di fiori selvatici. La floriterapia più conosciuta ancora oggi è quella portata avanti da un medico inglese, Edward Bach, che nel secolo scorso isolò e adoperò 38 fiori, conosciuti come fiori di Bach, ponendo grande attenzione all’aspetto psichico nella cura del malato.

Le medicine non convenzionali hanno dei limiti però, pertanto ai giorni nostri è facile vederle affiancare una medicina più moderna che vede l’utilizzo di farmaci definiti di sintesi. Ma quali sono i vantaggi che offre? Il primo vantaggio è quello sicuramente di minimizzare gli effetti collaterali, ossia quelle conseguenze spiacevoli che vengono considerate accettabili, anche se il più delle volte alterano l’equilibrio organico di un paziente tanto quanto la malattia primaria. Il secondo è quello di ritardare l’assunzione di farmaci di sintesi o affiancarli in una terapia detta integrata, anche in questo caso si registra solitamente una diminuzione degli effetti indesiderati secondari alla terapia stessa. Va sottolineato che definire una terapia come “non convenzionale” non la rende una terapia fai da te, non è infatti priva di rischi!
Il consiglio è sempre quello di affidarsi ad un medico (e nel caso dei nostri animali di un Veterinario) esperto e preparato nella materia.

di Elena Borrione
(02/04/2017)

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Didattica veterinaria a scuola

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Il progetto di didattica veterinaria dal titolo “animali del cielo, della terra e del mare” da me svolto grazie al supporto di A.N.M.V.I. (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) e dal suo Gruppo di Metodologia Didattica, di cui sono uno dei soci fondatori, per quest’anno si è ormai concluso.

La mia proposta nelle scuole è stata accolta da ben dieci classi, dalla prima alla quarta. Ho avuto così il piacere di poter trascorrere dei piacevolissimi momenti con bambini di diversa età ed esperienza. Come sempre numerosissime sono stato le domande e la voglia di confrontarsi con me e con i propri compagni circa il meraviglioso mondo degli animali. Grande collaborazione ed affiatamento anche con le maestre delle rispettive classi, che hanno permesso di svolgere al meglio il progetto in un clima sereno e gioioso.

Tanti gli aneddoti che come ogni anno che si sono verificati durante le lezioni, in particolar modo come spesso accade una bimba di una classe prima mi ha confidato di voler diventare da grande una veterinaria. Sebbene sia una confidenza che spesso mi viene fatta in queste situazioni da parte dei bambini, devo ammettere che in lei ho riconosciuto quella particolare scintilla negli occhi che accomuna tutti noi che abbiamo fatto di una nostra passione, la nostra professione.

Quest’anno ho un motivo in più per gioire: per la prima volta ho portato il progetto nella classe della mia bimba più grande! Ed ecco infine una breve galleria di alcuni momenti di queste lezioni.

Ci si rivede il prossimo anno con un nuovo progetto di didattica veterinaria.

di Elena Borrione
(24/03/2017)

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