Blog

Quando il micio sporca … vicino alla cassetta (1/2)

Le problematiche di eliminazione da parte del gatto possono manifestarsi anche solo come un non corretto utilizzo della cassetta igienica. Perché questo avvenga può dipendere da diversi fattori. La prima cosa da fare nel momento in cui il nostro gatto presenti questo tipo di problematica, soprattutto se questo cambiamento è avvenuto nel breve periodo, è quella di contattare il proprio veterinario di riferimento per escludere la presenza di cause organiche è essenziale.

gatto-lettiera2

Quali possono essere altre motivazioni? Vediamone alcune molto pratiche.

  • La scelta del luogo dove collocare la cassetta. A nessuno di noi piacerebbe avere i sanitari presenti in casa nel bel mezzo del salotto o peggio ancora sul balcone che affaccia sulla via principale del paese. Il luogo più adatto dove posizionare la toilette deve essere un luogo tranquillo. Andranno evitati i luoghi di passaggio così come le strette vicinanze con elettrodomestici, talvolta davvero troppo rumorosi.
  • Modello di cassetta: in commercio esistono una miriade di modelli. Ci sono vaschette aperte dai bordi alti, vaschette aperte dai bordi bassi, vaschette dotate di paraschizzi, vaschette chiuse (munite di un coperchio e con esso la porta basculante). Anche per quanto riguarda la forma si ha l’imbarazzo della scelta: rettangolare, ovale, tonda, triangolare, ecc. Qual è la migliore? Questa domanda andrebbe posta in realtà al proprio gatto che, non dimentichiamoci, è il diretto interessato a dover decidere. Ciò che conta è che la dimensione sia idonea ad accogliere comodamente il gatto al suo interno. Per quanto riguarda i modelli aperti o chiusi, ci sono gatti che apprezzano solo uno o solo l’altro e gatti che non prestano alcuna attenzione alla presenza o meno del coperchio. L’elemento che più spesso pregiudica l’utilizzo di una cassetta di tipo chiuso è rappresentato dalla porta basculante, in questo caso basterà toglierla per permettere al gatto di accedere liberamente al suo interno.
  • Il tipo di sabbietta: da evitare assolutamente sono le sabbiette a cui vengono aggiunte delle profumazioni (sono quindi da evitare anche i deodoranti per lettiere!). Il gatto è un animale dotato di un olfatto eccezionale ed ha una percezione degli odori di gran lunga superiore alla nostra, tanto che queste profumazioni possono risultargli fastidiosissime. Il tipo di pezzatura preferito solitamente dai gatti è quella media. I grani troppo piccoli lasciano sprofondare il gatto quando è all’interno della vaschetta e non sono così facili da grattare nel momento in cui deve ricoprire le proprie deiezioni, i grani troppo grandi sono fastidiosi al tatto ed anche in questo caso non così facili da gestire nel momento in cui lì si vuole smuovere. La scelta della lettiera dovrà ricadere tra quelle semi agglomeranti di media pezzatura.
  • La pulizia nella lettiera. Chiunque conviva con un gatto ha ben presente quanto schizzinoso e amante del pulito sia. Le deiezioni andrebbero rimosse giornalmente e la sabbietta rabboccata, in modo tale che ce ne sia sempre uno strato alto alcuni centimetri. Una volta alla settimana la lettiera andrebbe sostituita completamente e una volta al mese lavata la vaschetta facendo attenzione ad utilizzare detergenti naturali enzimatici oppure rimedi casalinghi, quali acqua e bicarbonato o acqua e aceto. Nel momento in cui si dovessero utilizzare dei detergenti bisognerà cercare in commercio quelli privi di profumazioni così da non risultare fastidiosi per i gatti.

Questi sono solo alcuni aspetti da tenere in prima considerazione nel momento in cui si registrano delle problematiche legate al non corretto utilizzo della cassetta. Qualora i problemi perdurassero nel tempo, nonostante l’esclusione da parte del proprio veterinario di patologie organiche, si potrà contattare un veterinario esperto in comportamento animale per valutare che non ci siano altre situazioni che rappresentino un disagio per il gatto, di cui questo possa essere solo una prima avvisaglia.

Alla prossima puntata!

di Elena Borrione
(30/05/2017)

Il gioco è una cosa seria! (Parte 4)

Ed eccoci infine all’ultimo appuntamento. Proprio come recita il titolo di questo articolo, il gioco va preso seriamente, e come tale necessità di regole chiare e comuni a tutti i partecipanti. Vediamole insieme!
le Regole del Gioco:

  • divertirsi
  • essere teatrali: assumere posture e compiere movimenti esagerati
  • controllare i propri movimenti (morsi e graffi): non nuocere e non ferire! Altrimenti il gioco si interrompe
  • fare acrobazie (non solo quindi movimenti esagerati ma anche eccessivi)
  • utilizzare un segnale d’inizio (posture d’invito) e adottare espressioni del viso coerenti (rilassato)
  • comunicare la fine del gioco che generalmente viene decretata quando si diventa nuovamente seri, si è stanchi, ci si allontana o talvolta ahimè si prova un dolore

Non va mai perso di vista neanche l’obiettivo, che trattandosi di gioco è pervaso da un sentimento positivo e dalla forte gratificazione. Vediamo insieme anche quali sono le finalità che si pone il gioco:

  • compiere esercizio fisico e con esso si accompagna anche la liberazione di endorfine, quelle molecole che garantiscono un forte appagamento
  • stimolazione mentale: allenare le proprie capacità cognitive, promuovere una plasticità al cambiamento, aiutare nella costruzione di un equilibrio emotivo
  • conoscenza ed esperienza sia soggettiva che di specie (che permette il raggiungimento di una “identità di specie”)
  • scambio e condivisione sociale ossia la capacità di mettersi in relazione in modo corretto
  • autogratificante e automotivante
  • terapeutico, perché talvolta è necessaria la prescrizione di alcune attività, mirate e guidate, da parte di un professionista esperto per affrontare problematiche più gravi.

Buon divertimento!

di Elena Borrione
(26/04/2017)

Il gioco è una cosa seria! (Parte 3)

Parlando di giochi si possono vedere un po’ più da vicino alcuni aspetti che fanno sia che un’attività ludica sia diversa dalle altre.

Innanzitutto c’è la possibilità di giocare utilizzando degli oggetti. Il mercato ne offre una tale varietà che sarebbe impossibile valutarli tutti. La cosa importante, quando scegliamo un oggetto con il quale fare giocare il nostro animale (cane, gatto, coniglio che sia), è procurarne uno che non sia dannoso: ad esempio non si distrugga facilmente così da poter essere ingoiato oppure possa causare danni da soffocamento (i gatti adorano le buste di plastica ma mai lasciarli senza la vostra supervisione!). Secondo aspetto non trascurabile è che questo oggetto sia considerato “divertente” dal nostro beniamino.

I giochi che prevedono l’utilizzo di oggetti rispondono solitamente ad un criterio di ripetizione. I giochi che coinvolgono un partner (quindi anche il proprietario) mostrano meno ripetizione ma si devono sempre adeguare al parametro del “non serio”. Ricordiamoci che, quando durante il gioco compaiono componenti emotive avverse, il gioco termina!

I giochi possono essere anche individuali e sono quelli che il cane o il gatto svolgono in autonomia e sono solitamente giochi di esplorazione, di ricerca, di cattura o se vogliamo a più grandi linee di imitazione del comportamento predatorio oppure possono essere giochi psicomotori. I giochi sociali, per essere tali, necessitano invece della presenza di almeno un coattore. Facciamo attenzione però, perché laddove, soprattutto parlando di gatti, c’è una predazione di un altro animale, si può entrare nella categoria dei giochi individuali, ciò che conta sono il contesto e il ruolo che viene lasciato al partner. Una notevole importanza nei contesti sociali la riveste il cambio continuo di ruolo e di espressione: l’alternanza del ruolo assertivo piuttosto che remissivo, oppure quello finto “aggressivo” piuttosto che “finito impaurito”. L’alternanza impedisce al gioco di diventare qualcosa di veramente serio.

Possiamo distinguere ulteriormente le attività ludiche in individuali, sociali collaborative e sociali competitive. Tra quelle ludiche individuali possiamo includere tutte quelle attività che vengono svolte in autonomia. Le attività collaborative sono quelle che si pongono il raggiungimento di un obiettivo comune e per farlo è necessario un lavoro di squadra, di cooperazione. Le attività competitive sono quelle che ci vedono l’uno contro l’altro. Il gioco può infine essere spontaneo o guidato. Nelle sessioni di gioco c’è un altro fattore di cui bisogna tenere conto ed è la durata. Nel gioco individuale e spontaneo, se non c’è l’intervento da parte del proprietario che ad un certo punto trasforma l’attività in una di tipo sociale, generalmente c’è una autoregolazione da parte del cane e del gatto. Le attività ludiche che includono la nostra presenza non dovrebbero mai essere troppo lunghe in modo tale che nel momento in cui si decide di interrompere il gioco, la motivazione per lo stesso sia ancora alta. Questo garantisce che anche lo stato d’animo ad esso collegato sia estremamente positivo.

Chiudere una sessione di gioco con un’emozione positiva da parte di un cane o di un gatto ne aumenta il livello di gratificazione. Talvolta si verificano dei turbamenti nei comportamenti di gioco e si possono registrare: giochi aumentati, sia di frequenza che di intensità, giochi diminuiti o assenti oppure infine giochi perturbati, ossia non organizzati e strutturati correttamente. Qualora si verificasse la presenza di alcune alterazioni legate al momento del gioco, il consiglio è quello di rivolgersi ad un veterinario esperto in comportamento animale perché potrebbe essere il campanello di allarme per problematiche che interessano la sfera relazionale.

[… prosegue nei prossimi giorni …]

di Elena Borrione
(18/04/2017)

Pagina 3 di 1412345...10...Ultima »