Blog

L’aggressività nei cani ricoverati in canile

Ieri, nonostante la giornata fosse parecchio umida e fresca, mi sono alzata prestissimo per recarmi a Varese dove ho partecipato al seminario dal titolo “Reclusi e cattivi? L’aggressività nei cani ricoverati in canile, quali implicazioni per il rispetto del benessere animale e le possibilità di adozione“, organizzato da ASETRA.

I temi trattati sono stati diversi. Si è partiti dall’analisi del contesto socio/culturale del fenomeno del randagismo e poi – attraverso un’analisi antropozoologica – si è delineata una possibile prima soluzione. Si è valutato la frequenza con la quale si presentano e si manifestano le problematiche comportamentali nei cani adottati, approfondendo quella che dovrebbe essere la gestione dei cani gravi morsicatori all’interno dei canili e l’importanza della collaborazione tra veterinario comportamentalista, educatore cinofilo e gestori. Infine è stato sottolineata l’importanza della valutazione delle adozioni a rischio e si sono fatte alcune considerazioni sull’aggressività interspecifica da paura.

Giornata intensa e soprattutto utile per continuare ad interrogarsi su un tema importantissimo come è quello dei diritti degli animali.

di Elena Borrione
(20/10/2015)

L’aggressione a San Martino al Tagliamento

A ridosso di un ulteriore fatto di cronaca (San Martino al Tagliamento – Pordenone) che vede coinvolta una bimba di tre anni, morta a seguito delle lesioni inferte dal cane degli zii, mi trovo a considerare ancora una volta l’elemento prevenzione come imprescindibile.
aggressione-san-martino-al tagliamento2
Il cane, riferisce il proprietario, non aveva mai mostrato comportamenti aggressivi, e quando sul luogo sono giunte le forze dell’ordine, a quanto riferito dal giornale , hanno riscontrato la sua docilità e socievolezza.

Come è possibile dunque?

L’episodio parrebbe essere stato scatenato dal giocare da parte della bimba con la ciotola del cane: quando ha provato a portarla via, il cane l’ha morsa. Sono tanti i proprietari che mi dicono “potrei togliergli il cibo dalla bocca che non mi farebbe niente” oppure “potrei anche fare male al mio cane che non si rivolterebbe”.

Il problema è proprio questo. I cani non vanno provocati, per vedere qual’è il loro limite, nè addestrati a tollerare privazioni o provocazioni. I cani vanno rispettati e compresi. Siamo tutti d’accordo sul fatto che devono essere ben socializzati e ben integrati nel contesto familiare e sociale in cui vivono, ma molte volte i proprietari non sono in grado di comprendere i loro cani perchè mancano loro gli strumenti per farlo.
Si è parlato dei corsi per proprietari o i patentini, ma come ricordato da Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), urge un’organizzazione e una gestione degli stessi da parte di professionisti esperti e soprattutto la necessità che questi siano funzionali e effettivamente utili come prevenzione.

Sono numerosissimi gli incidenti che accadono all’interno delle proprie mura domestiche, dati questi che non possono più essere trascurati.

di Elena Borrione
(27/05/2015)

Empatia animale

La capacità di mettersi nei panni dell’altro

Si chiama empatia la capacità di comprendere un altro essere vivente. Empatia vuol dire sentire dentro ed è ciò che permette di sentire esattamente l’altro, di osservare il mondo attraverso i suoi occhi. Questa capacità ha un grande punto di forza: l’assenza di un giudizio morale da parte dell’interlocutore.

Gli animali sono capaci di provare empatia o è prerogativa solo dell’essere umano? Ebbene sono anni ormai che si è riconosciuta come appartenente anche agli animali questa capacità. Lo psicologo Russel Church nel 1959 elaborò uno studio sulle reazioni emotive nei ratti.
empatia-esperimento-rattiLo studio consisteva in questo: ad un gruppo di ratti venne insegnato che a seguito della pressione su una leva corrispondeva il ricevere del cibo. Successivamente questo gruppo di ratti venne posto vicino ad un altro gruppo di animali della stessa specie, quando i primi premevano la leva per ottenere il cibo, i secondi ricevevano una scossa. Il primo gruppo smise, vedendo la conseguenza che comportava per i propri compagni di sventura, di premere la leva. La spiegazione alla base di questo triste esperimento fu proprio ricercata nell’empatia.

Ma gli esempi di animali che manifestano particolari sensibilità è comune. La storia di Radamenes, ha conquistato la ribalta sui social network.
empatia-RadamenesRadamenes è un gatto cresciuto in un rifugio animale di Bydgoszcz, in Polonia. Arrivato all’età di due mesi è rimasto come ospite definitivo del rifugio, dopo essere stato salvato e curato. Da allora assiste, a suo modo, gli ospiti del centro che necessitano di cure, manifestando un particolare interesse proprio per quegli animali che dimostrano una certa sofferenza e difficoltà legata ai propri problemi clinici. Radamenes è sicuramente un gatto speciale, ma non è il solo, quotidianamente riscontriamo la capacità di essere empatici anche nei nostri amici animali.

di Elena Borrione
(30/04/2015)

Pagina 8 di 14« Prima...678910...Ultima »