Il gioco è una cosa seria! (Parte 3)

Parlando di giochi si possono vedere un po’ più da vicino alcuni aspetti che fanno sia che un’attività ludica sia diversa dalle altre.

Innanzitutto c’è la possibilità di giocare utilizzando degli oggetti. Il mercato ne offre una tale varietà che sarebbe impossibile valutarli tutti. La cosa importante, quando scegliamo un oggetto con il quale fare giocare il nostro animale (cane, gatto, coniglio che sia), è procurarne uno che non sia dannoso: ad esempio non si distrugga facilmente così da poter essere ingoiato oppure possa causare danni da soffocamento (i gatti adorano le buste di plastica ma mai lasciarli senza la vostra supervisione!). Secondo aspetto non trascurabile è che questo oggetto sia considerato “divertente” dal nostro beniamino.

I giochi che prevedono l’utilizzo di oggetti rispondono solitamente ad un criterio di ripetizione. I giochi che coinvolgono un partner (quindi anche il proprietario) mostrano meno ripetizione ma si devono sempre adeguare al parametro del “non serio”. Ricordiamoci che, quando durante il gioco compaiono componenti emotive avverse, il gioco termina!

I giochi possono essere anche individuali e sono quelli che il cane o il gatto svolgono in autonomia e sono solitamente giochi di esplorazione, di ricerca, di cattura o se vogliamo a più grandi linee di imitazione del comportamento predatorio oppure possono essere giochi psicomotori. I giochi sociali, per essere tali, necessitano invece della presenza di almeno un coattore. Facciamo attenzione però, perché laddove, soprattutto parlando di gatti, c’è una predazione di un altro animale, si può entrare nella categoria dei giochi individuali, ciò che conta sono il contesto e il ruolo che viene lasciato al partner. Una notevole importanza nei contesti sociali la riveste il cambio continuo di ruolo e di espressione: l’alternanza del ruolo assertivo piuttosto che remissivo, oppure quello finto “aggressivo” piuttosto che “finito impaurito”. L’alternanza impedisce al gioco di diventare qualcosa di veramente serio.

Possiamo distinguere ulteriormente le attività ludiche in individuali, sociali collaborative e sociali competitive. Tra quelle ludiche individuali possiamo includere tutte quelle attività che vengono svolte in autonomia. Le attività collaborative sono quelle che si pongono il raggiungimento di un obiettivo comune e per farlo è necessario un lavoro di squadra, di cooperazione. Le attività competitive sono quelle che ci vedono l’uno contro l’altro. Il gioco può infine essere spontaneo o guidato. Nelle sessioni di gioco c’è un altro fattore di cui bisogna tenere conto ed è la durata. Nel gioco individuale e spontaneo, se non c’è l’intervento da parte del proprietario che ad un certo punto trasforma l’attività in una di tipo sociale, generalmente c’è una autoregolazione da parte del cane e del gatto. Le attività ludiche che includono la nostra presenza non dovrebbero mai essere troppo lunghe in modo tale che nel momento in cui si decide di interrompere il gioco, la motivazione per lo stesso sia ancora alta. Questo garantisce che anche lo stato d’animo ad esso collegato sia estremamente positivo.

Chiudere una sessione di gioco con un’emozione positiva da parte di un cane o di un gatto ne aumenta il livello di gratificazione. Talvolta si verificano dei turbamenti nei comportamenti di gioco e si possono registrare: giochi aumentati, sia di frequenza che di intensità, giochi diminuiti o assenti oppure infine giochi perturbati, ossia non organizzati e strutturati correttamente. Qualora si verificasse la presenza di alcune alterazioni legate al momento del gioco, il consiglio è quello di rivolgersi ad un veterinario esperto in comportamento animale perché potrebbe essere il campanello di allarme per problematiche che interessano la sfera relazionale.

[… prosegue nei prossimi giorni …]

di Elena Borrione
(18/04/2017)

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Pubblicato in Professione

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